Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull'ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall'esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato.
(Motivazione della medaglia d'oro al valore militare conferita al generale Reverberi)
Andare a vedere la rievocazione alpina della battaglia di Nikolaevka nel centro storico di Brescia.
La rievocazione avviene ogni anno, intorno al 26 gennaio, solitamente il sabato o la domenica più vicini alla data suddetta.
Durante la manifestazione, i gruppi alpini sfilano per le vie del centro storico colorando con la loro presenza le nostre belle vie. La sfilata viene accompagnata dalla musica delle varie bande che si susseguono e dai gagliardetti colorati che ondeggiano in onore e in memoria dei compagni caduti.
E' l'emozione di vedere i (pochi) reduci delle guerre passate, ancora impettiti e fieri nel loro cappello alpino, e l'orgoglio di vedere tanti giovani indossare la penna. Passato e presente che si uniscono per non dimenticare mai: una volta che gli ultimi reduci ci avranno lasciato, saranno queste giovani penne alpine a portare avanti il coraggio degli Alpini nostrani.
Dopo la commemorazione, gli Alpini rompono le righe e si sparpagliano per la città: chi si ferma per l'aperitivo, chi cerca indicazione per il ristorante, chi lascia la città per le trattorie della provincia.
Stai sicuro che, anche se sei solo, qualche Alpino lo trovi che ti offre un cicchetto di vino.
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La battaglia di Nikolaevka (chiamata anche Nikolajewka, dalla traslitterazione tedesca dalla lingua russa) venne combattuta il 26 gennaio 1943: gli ultimi resti delle forze italo-tedesche-ungheresi si ritrovarono ad affrontare alcuni reparti dell'Armata Rossa, asserragliatisi nel villaggio di Nikolaevka per bloccare la fuga dalla grande sacca del Don.
Già dalle prime ore del mattino, la colonna formata dalla truppe italiane in ritirata venne presa di mira dai bombardamenti di quattro aerei dell'Armata Rossa.
Alla Tridentina, unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere, fu assegnato il compito di iniziare l'assalto al villaggio. Particolarmente significative furono le azioni dei Battaglioni "Vestone", "Verona", "Valchiese" e "Tirano". Nonostante il caos creatosi dalla truppe in ritirata, gli italiani riuscirono a sostenere l'attacco contro il nemico maggiormente dotato di armi pesanti e di artiglieria.
In serata si unirono all'attacco i Battaglioni "Alpini Edolo" e "Valcamonica" e gli uomini della Tridentina, guidati dal generale Luigi Reverberi, riuscendo ad aprire un varco fra le linee russe grazie all'utilizzo dell'unico carro armato tedesco ancora utilizzabile.
Nonostante le perdite italiane furono altissime, la battaglia rappresentò un successo poiché le truppe dell'Asse (Italia-Germania-Ungheria), pur decimate e completamente disorganizzate, riuscirono a raggiungere Shebekino il 31 gennaio 1943, località al di fuori del controllo russo.
All'inizio della battaglia, il Corpo d'Armata Alpino contava 61.155 uomini. Di questi, solo 13.420 uomini uscirono vivi, più 7.500 feriti o congelati. Circa 40.000 soldati rimasero indietro, morti nella neve, dispersi o catturati. Migliaia di soldati vennero fatti prigionieri e portati in vari campi, quello più famoso fu quello di Rada, nei pressi di Tambov. Solo pochissimi di questi alpini catturati farà ritorno a casa dopo la fine della guerra.
La rievocazione è un buon momento per fermarsi a riflettere su quante vite sono state perdute per essere l'Italia che siamo oggi, purtroppo offuscata dal presente così instabile.
Qui il video del settantesimo (27/01/2013)
Qui il video del settantesimo (27/01/2013)

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